lunedì 7 settembre 2009

Vi segnalo un articolo sul mio romanzo.

Reazioni: 
Ciao a tutti, oggi è giorno di articoli e recensioni e tra i tanti volevo segnalarvi questo, comparso su http://www.artapartofculture.org/2009/08/11/io-una-lacrima-di-gioia-di-giovanni-blandina-per-promuovere-anche-la-cultura-della-donazione-di-sangue-di-barbara-martusciello/
Voglio approfittare di questa occasione per ringraziare la gentilezza e la grande disponibilità della Dott.ssa Barbara Martusciello.

IO. UNA LACRIMA DI GIOIA DI GIOVANNI BLANDINA. PER PROMUOVERE (ANCHE) LA CULTURA DELLA DONAZIONE DI SANGUE | DI BARBARA MARTUSCIELLO

11 AGOSTO, 2009 | DI BARBARA MARTUSCIELLO
INSERITO IN: APPROFONDIMENTI, LIBRI LETTERATURA E POESIA, PROPONIAMO
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Roma, giugno 2008: in una calda primavera Joseph continua a pensare a Fabrizio, amico caro scomparso da trent’anni, poco dopo che egli gli aveva lasciato in custodia un cofanetto con la serratura coperta da uno strato di cera, e dopo avergli legato una chiave al collo. In quei giorni una lacrima scrutava il mondo attraverso gli occhi di Lucìe, una splendida ragazza dal sangue francese, alla ricerca di domande sulla sua esistenza. Una lunga attesa, una vita nascosta dietro le quinte del mondo in attesa del suo momento, una lunga e frustrante attesa che fomentava in lei il desiderio di poter nascere per poi morire, con il solo scopo di dare una risposta a quelle che erano le domande che la ossessionavano giorno e notte…

Così possiamo riassumere l’incipit del libro di Giovanni Blandina, Una lacrima di gioia; e proseguire proponendovi le domande che al lettore sorgono inevitabilmente: “Sarebbe stata lei -Lucie- una lacrima di gioia o una lacrima di dolore? Avrebbe potuto vivere per intero la sua vita o sarebbe stata spazzata via da una mano?”.Questi gli stessi interrogativi che si pone Joseph e, desideroso di queste risposte “viveva la sua attesa in cerca di quella scossa che avrebbe potuto rappresentare la svolta di lei e di Lucìe”… La scossa arriva, eccome! La porta un nuovo incontro: con Mattia, “ragazzo ribelle che ha fatto della sua pala da lavoro il suo pane quotidiano, e della sua Ducati la sua evasione. Un ragazzo onesto, ormai arreso alla vita e alla passività della sua compagna Angela…”.La conoscenza con questo nuovo personaggio è fortuita, e ne seguiranno altri, “sempre e solo nei giorni in cui Roma era colpita da temporali e cadeva la pioggia sui suoi tetti”. Questo legame tra i due ragazzi si rafforza, e permette di far ritrovare a Mattia la voglia di vivere sensazioni e, parallelamente, fa riaffiorare in Lucìe la speranza di poter essere amata. Ma queste stesse emozioni, diversamente, “fanno dire a Clara ingiustificate bugie dettate dalla gelosia” e ”fanno ritornare alla sua vita Angela una volta che si è scopertasi tradita…”. Ancora, emozioni “rafforzano l’amicizia tra il Mattia e il suo caro amico Marco ed emozioni che iniziano a diventare incontrollabili nel momento in cui Mattia e Lucìe scoprono che la chiave, che Lucìe aveva sempre portato al collo fin da bambina, e l’anello che Mattia portava al dito come ultimo regalo della sua amata madre, sono legati tra di loro. Due oggetti divisi da trent’anni si ritrovarono tanto vicini da far riportare alla luce il cofanetto per scoprirne il contenuto. Nessun tesoro ma solo una misteriosa lettera, scritta da un padre pentito”. Tutto ruota intorno alle emozioni, originate da un unico input, e intrecciate e causate da irripetibili coincidenze, o dalla bizzarrìa del destino… “Il trascorrere del tempo, che, divertito, porta quella lettera in mano all’unica persona che avrebbe dovuto leggerla. Uno stupido pezzo di carta che riuscì a scioglie i nodi delle corde che costringevano Mattia ad una vita arrendevole, fatta di un grigio passato e di tanti ricordi. Non sapremo mai dove saranno oggi i due giovani, perché in quel preciso momento, il racconto della lacrima è spezzato dalla sua nascita, e quelle maledette domande ebbero la loro risposta. L’ultima cosa che lei vide, proprio nel momento in cui si divise dalla sua amica per cadere in terra, fu lei che la guardò sorridendo”.

Questa è, a grandi linee, la trama di IO. Una lacrima di gioia, e questo è Giovanni Blandina, scrittore che ha nella sua scrittura la particolarità di far raccontare le sue storie da “invisibili protagonisti” che identificano i fattori primi del nostro carattere. Se il suo primo romanzo era raccontato da un cuore, che restituiva la storie di un amore, questa nuova narrazione è resa dal punto di vista di una lacrima che racconta un’emozione…

B. F. P.) Che cos’è Una goccia di gioia?
G. B.) “L’iniziativa nasce dal mio desiderio di costruire qualcosa di nuovo e di innovativo sotto il punto di vista della comunicazione, per diffondere un messaggio sociale. La scelta di dedicarmi alla sensibilizzazione della donazione del sangue, nasce da una mia precisa volontà: non potendo donare fisicamente, volevo donare per la stessa causa, in modo diverso. Ecco che decisi con il mio primo libro di regalare la mia immagine e la mia letteratura a questa causa. La scelta di sposare la Fratres donatori di sangue, per il secondo anno consecutivo è stata una conseguenza e anche una sfida. Avevamo già collaborato per il mio primo libro, ed ho deciso di estendere il mio accordo anche per il secondo anno. Quindi nuovamente la mia letteratura messa a disposizione come strumento di sensibilizzazione della donazione del sangue. Naturalmente si tratta di un operazione di comunicazione totalmente gratuita, fatta semplicemente di tante mie ore passate al pc, o al telefono. Il mio percorso di scrittore poi mi spinge quotidianamente a cercare nuovi contatti, che mi aiutino in qualche modo a emergere, e il fato mi fece conoscereGian Carlo Minardi. Con il primo libro, divenne il padrino della mia operazione, con il secondo libro ho pensato di estendere l’iniziativa oltre che per la letteratura, anche per lo sport. Colloqui, scambi di idee, una grande solidarietà del dott. Gian Carlo Minardi, hanno fatto si che questa meravigliosa iniziativa oggi è anche presente nel campionato italiano di F3 Italia, e viene portata come sponsor sulle vetture da corsa del Team Minardy by Corbetta competizioni”

B. F. P.) Tutto da solo?
G. B.)
Sì, sno riuscito a fare tutto questo da solo, conquistando la fiducia del presidente nazionale L. Cardini, del Consiglio di amministrazione della Fratres e la fiducia del Dott. Minardi; poi, il resto è stato tanto lavoro, che sta portando inaspettati frutti come si può vedere ad esempio su internet.

B. F. P.) Come ti sei organizzato per supportare ancora la struttura? cedi diritti, una quota dei ricavi dalle vendite?
G. B.)
Fratres non riceve nessun compenso monetario, perché il mio scopo non è quello di regalargli qualche centinaio di euro e di abbandonarli; il mio scopo è quello di diffondere la cultura della donazione, di far conoscere la Fratres, e di conseguenza di far aumentare il numero dei donatori di sangue che è il vero oro della Fratres…

B. F. P.) Quindi?
G. B.)
Guarda: già da adesso vi posso anticipare che anche con il terzo libro che sono in procinto di scrivere continuerò su questa strada…

B. F. P.) Si può parlare di una sorta di patrocinio della Frates?
G. B.)
Non si può parlare di vero e proproio Patrocinio perché non è la Fratres che sostiene il mio libro ma è la mia letteratura che sostiene la Fratres e la donazione del sangue.

B. F. P.) Un’anticipazione sul prossimo libro?
G. B.) Una storia raccontata, stavolta, non da un cuore o da una lacrima ma da una mano: quella di un pianista che descriverà la sensazione del tatto.

E tutta la complessità legata a questo meraviglioso senso…

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