martedì 14 luglio 2009

"IO. Una lacrima di gioia" due mesi di successi...

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Dopo due mesi dall’uscita del mio nuovo romanzo, non posso che essere felice. Due mesi difficili, che mi hanno portato tutti i week end in giro per l’Italia, che hanno portato il mio nome in radio, lo hanno fatto scrivere sui giornali, lo hanno fatto vedere in televisione e che mi hanno premiato come “scrittore esordiente 2009” con il premio Cornelia. A tutti voi dico grazie. Grazie per il vostro affetto e grazie per il vostro entusiasmo e oggi ve lo voglio dire regalandovi un paio di pezzi del libro con la speranza che possano essere questi motivo di curiosità per volerlo leggere.

Ma non è finita, presto ci saranno altre grandi novità che vorro condividere con voi, ed è per questo che vi chiedo di continuare a seguirmi.

A presto

Giovanni Blandina

Dal cap. 1: Lucìe

Vivere l’ansia di una lunga attesa.

Vivere l’attesa di poter nascere e vivere l’ansia di scoprire per quale motivo sarei venuta al mondo. Non sono io la prima a dire che spesso l’attesa di un evento è più emozionante dell’evento stesso, e così per molto tempo il mio destino, incerto e imprevisto, sarebbe stato legato a lei. L’avrei seguita in ogni suo passo, avrei vissuto il sole dei suoi giorni e avrei riposato con lei in ogni sua notte di sonno. Lucìe era una dolce ragazza di trent’anni che viveva in una graziosa villetta a Ostia. Nel suo viso sottile i suoi occhi erano protagonisti. Due grandi pupille nocciola erano incastonate come diamanti nelle bianchissime sclere dove spesso mi specchiavo. Aveva la fortuna di essere nata e cresciuta in una ricca famiglia romana. Una ricchezza nata da tanta fatica e tanta sofferenza che tante lacrime aveva fatto versare. Lacrime ormai dimenticate, non per semplicità, ma per non farne nascere di nuove. È veramente strana la vita di una lacrima. Attende nascosta il momento di poter finalmente nascere, per poi miseramente morire dopo pochi secondi. Le più fortunate accarezzano il viso di chi le fa scorrere, le più sfortunate muoiono subito, spazzate via da una mano che non vuole che esse facciano il loro breve corso. Ogni lacrima ha una sua unicità, nasce in un preciso momento, drogata da fattori irripetibili. Alcune scorrono su un sorriso, altre su labbra tremolanti di pianto. Alcune sono di gioia, altre di dolore. Ecco il tormento che funestava i miei giorni. Ecco l’unico domanda che dava un senso alla mia esistenza. Frustrata da un’attesa indefinita, consapevole di nascere per morire, l’unica cosa che mi chiedevo ogni giorno era se sarei stata di gioia o di dolore.

Dal cap. 7:Io. Una lacrima

Non so cosa stesse succedendo nel resto del mondo quando Lucìe chiuse gli occhi. Ma non ne ero neanche incuriosita, stranamente. Osservavo il sonno della mia amica e mi gustavo la dolcezza che il suo volto, colto da una terribile stanchezza, emanava. Non stupitevi se nel raccontarvelo, decanto alcune sue sfaccettature. Noi lacrime abbiamo una sensibilità sconosciuta a molti. Già, finalmente mi sono chiamata per nome: Lacrima. Si, io ero una lacrima che viveva nei bei occhi di Lucìe, in attesa di nascere. Inutile continuare questa stupida omertà, sicuramente lo avete già capito da tempo. Non stupitevi, adesso. Tutto e tutti hanno una vita propria e possono “esistere”, e la cosa che mi ha sempre divertito di tutto questo, è il modo in cui le stesse cose, possono essere giudicate in modo diametralmente opposto in relazione di chi le osserva. Il raziocinio certo, non vive in me. Io attendo, nasco e vivo di emozione e giudico tutto e tutti solo ed esclusivamente in relazione a questo fattore. Non posso giudicare con la stessa vostra coscienza. Io sono semplicemente un fattore che costituisce il vostro pensiero nel suo insieme. Il cuore vive l’amore, la mente vive di razionalità, le mani di tatto, gli occhi vivono e giudicano in relazione alla bellezza della vista, ma ci siamo anche noi lacrime, e noi giudichiamo solo in relazione all’emozione che proviamo. Non possiamo dire quello che è giusto e quello che è sbagliato. Non è il nostro compito, e neanche nelle nostre capacità. Noi percepiamo, e vivendo possiamo, forse, anche riuscire a trasmettere. Quando una di noi è fortunata, riesce anche, nella sua breve vita, a far nascere un’altra di noi in un altro volto. Riusciamo a far capire, riusciamo a restituire l’emozione che qualcuno ci ha regalato in segno di ringraziamento. Su questa ferma certezza viviamo.

Per tutte le informazioni:

www.giovanniblandina.blogspot.com

giovanni.blandina@tiscali.it

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