lunedì 27 luglio 2009

Colpa della crisi...

Reazioni: 

“Colpa della crisi”.

Quante volte in questi giorni, anzi in questi mesi si sentono dire queste parole. Tv, radio, giornali, ovunque si parla di crisi. Aziende che chiudono, persone lasciate a casa senza un lavoro per una crisi che, poi, colpisce solo chi già vive una vita di “crisi”, di stenti, e lascia indifferenti quelli che di soldi ne hanno già tanti, perché ereditati o perché abili nel farli. Le aziende motoristiche sono in crisi, ma solo le generaliste, Ferrari e Lamborghini vivono in un isola felice inanellando, in anni di crisi, record di vendite. Ma veramente questa crisi è tanto grande? Veramente è diventato tutto così drammaticamente difficile? Io non ci credo. Oggi secondo me “la crisi” è diventata la frase dietro la quale, spesso, si nascondono altre verità, più amare, più difficili da dire e meno facili da metabolizzare. Un enorme dito dietro il quale troppe persone si stanno nascondendo. Ma la cosa che veramente mi lascia interdetto, è la sensazione di arrendevolezza che ha investito chi, la crisi, la sta patendo. Come se sia vietato reagire fino al 2010, perché qualcuno ha detto che solo allora, la fortuna pioverà dal cielo. A questo mi ribello, a questo non ci sto. E’ un periodo difficile, ma la voglia di rimboccarsi le maniche non deve mancare, perché solo chi ha veramente voglia di scommettere, e solo chi veramente non accetta questa triste realtà e vuole cambiare le cose, potrà riuscire ad andare avanti. Quello che ha del paradossale, è come nonostante tutto, nonostante siamo sempre sommersi dalle tasse da pagare, il nostro caro governo, nei periodi di disgrazia chiuda gli occhi e approfitti della situazione. Un esempio: Il drammatico terremoto dell’Abruzzo. Nel periodo di crisi, dove le famiglie non arrivano a fine mese, sono piovuti una valanga di soldi dati in beneficienza da tutti i cittadini. Il governo doveva intervenire in qualche modo, se non arrivando a impedirle, quanto meno dicendo, “questa volta ci siamo noi, non c’è bisogno che un intera provincia venga ricostruita dai poveri italiani tassati, e martoriati dalla crisi globale, perché comunque noi le tasse le riscuotiamo ugualmente. Oggi ci siamo noi…” E invece valanghe di soldi sono arrivate dalle nostre tasche e usciti dal cuore, per mezzo di decine di iniziative. Soldi che dovevano uscire dalle casse statali, rimpinguate dalle nostre tasse che paghiamo, anche con la pretesa di essere tutelati dinnanzi a disgrazie del genere. E allora mi domando, quei soldi delle casse statali che dovevano essere spesi, ma che sono stati sostituiti dai nostri, adesso per cosa li spenderanno? O devo per forza credere che senza i nostri soldi, senza la nostra solidarietà il nostro governo non sarebbe riuscito a ricostruire il paese? Ma è colpa della crisi… anche questo.

Vi saluto adesso, con un abbraccio, e promettendovi che a settembre con il rientro dalle vacanze, ci saranno tantissime novità sul mio libro “IO. Una lacrima di Gioia”, riprenderanno le presentazioni e tornerò in mezzo a voi.

Giovanni Blandina

www.giovanniblandina.blogspot.com

giovanni.blandina@tiscali.it

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